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L’ENNESIMA RIFORMA PENALE DI MATRICE POPULISTA E GIUSTIZIALISTA: ASTENSIONE DALLE UDIENZE

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L’Unione delle Camere Penali italiane delibera l’astensione delle udienze per i giorni 8, 9 e 10 maggio 2019.

Il Parlamento ha appena approvato l’ennesima riforma di matrice populista e giustizialista, che esclude la praticabilità del rito abbreviato per i reati puniti con la pena dell’ergastolo.

Si tratta di una riforma ispirata ad una vera e propria idolatria della pena detentiva perpetua e ad un sempre più manifesto disprezzo del principio della finalità rieducativa della pena sancita dall’art. 27 della Costituzione.

Appare gravissimo diffondere e rafforzare l’idea nella pubblica opinione che una pena di 30 anni di reclusione possa definirsi una pena “insufficiente” a sanzionare un pur grave crimine.

L’adozione della nuova disciplina avrà, secondo l’unanime parere di magistrati e avvocati, un impatto devastante sulla durata di quei processi, e sulla concreta operatività della Corte di Assise che ora saranno, letteralmente paralizzate da un carico insostenibile di processi per loro natura connotati da particolare complessità.

L’adozione di limitazioni per l’accesso al giudizio abbreviato appare anche in eclatante contrasto con il preannunciato intervento riformatore, finalizzato ad ottenere una riduzione della durata irragionevole dei processi penali.

E’ di qualche giorno fa anche l’approvazione della nuova disciplina della legittima difesa, pure essa connotata da finalità esclusivamente propagandistiche, nonché foriera di gravi, potenziali attentati alla sicurezza sociale, da un lato perché finisce per armare ancora di più, in via preventiva, la violenza dell’aggressore, e dall’altro perché diffonde la convinzione che la vittima di una aggressione domiciliare, anche solo intrusiva, sia assistito da una sorta di totale impunità nella propria reazione, ciò che ovviamente non è e non potrà ami essere.

La legge c.d. “spazzacorrotti” con il suo corollario di inutili inasprimenti di pena, sta già producendo, eclatanti difformità applicative quanto alla fase esecutiva della pena.

La irresponsabile mancata previsione di una invece doverosa normativa intertemporale ha determinato la conseguenza, di per sé inaccettabile, dell’applicazione del regime carcerario anche per reati per i quali la normativa vigente all’epoca dei fatti consentiva, sin dall’inizio dell’esecuzione, la concessione di misure alternative alla detenzione.

Il c.d. “decreto sicurezza” ha portato all’aumento del numero delle persone costrette a vivere in condizione irregolare a causa delle limitazioni della procedura di protezione umanitaria.

La condizione del carcere, anche per la sciagurata decisione di non dare corso alla riforma dell’ordinamento penitenziario, ha raggiunto allarmanti livelli di drammaticità.

Appare sempre più indispensabile diffondere nella pubblica opinione le corrette informazioni, circa il reale impatto e le concrete conseguenze di questa politica della giustizia penale.

Da mesi i penalisti italiani sono impegnati nella attività di denuncia in ogni sede della deriva populista in atto, segnalando incongruenze, inadeguatezze e profili di illegittimità costituzionale che caratterizzano ogni singola legge.

L’Unione ha promosso una mobilitazione che ha coinvolto l’intera comunità dei giuristi sul tema della prescrizione, la cui sostanziale abolizione dopo la sentenza di primo grado è vulnus intollerabile nel nostro sistema penale.

E’ convincimento dei penalisti italiani che non sia più procrastinabile la esigenza di dare nel paese un forte segnale di allarme per questa sconsiderata, ossessiva gara alla promulgazione di norme sempre più eclatantemente connotate da una idea iperbolica e simbolica del più cupo e cinico populismo giustizialista.

Il testo completo della Delibera del 5 Aprile della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane sul sito http://www.camerepenali.it/

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